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LETTERATURA IN CINEMA

IN PACE, IN GUERRA, IN AMORE (cioè in vita, ma anche in morte)

 

Difficile tenere un ordine preciso tra letteratura alta e cinema alto. Si può al massimo tentare di fare slalom tra una miscellanea di temi – in pace, in guerra, in amore, cioè quasi tutto ciò che conta veramente – saltando qua e là tra diversi tipi di letteratura e i più diversi tipi di film, che, quasi sempre, tradiscono i testi,  o meglio, li adattano a un’estetica diversa, ma funzionale (l’Henry Fonda di Guerra e pace non è certo il grassottello Pierre del capolavoro tolstojano, ma va bene ugualmente, perché è una presenza di servizio che soddisfa le masse).

Quindi non tentiamo neppure d’essere raffinati e puristi. Accontentiamoci di buoni film, che, comunque, sono il pretesto linguistico per accedere, confrontandolo, all’altro substrato linguistico che è il romanzo.

Questo il programma, sempre che si riesca rintracciare tutti i film:

  • CABARET di Bob Fosse: la folle brillantezza della Berlino all’inizio della parabola nazista. Si canta molto, chiudendo gli occhi sui segnali precisi di un dies irae
  • IL SILENZIO DEL MARE (1947-48) di Jean-Pierre Melville: la resistenza di una famiglia silenziosa, l’amara riflessione finale di un ufficiale tedesco nella campagna francese del 1942. Un dimenticato piccolo capolavoro di psicologia.
  • BERLIN ALEXANDERPLATZ (1929) di Alfred Doblin, stilisticamente innovativo nella sua crudele sincerità e GOODBYE TO BERLIN di Isherwood.
  • IL SILENZIO DEL MARE di Vercors (pseudonimo di Jean Bruller). Lo pseudonimo era necessario poiché il breve romanzo circolò stampato clandestinamente durante la cattività nazista. Stile povero, essenziale. Grande impatto, grande accoglienza. Il significato dell’intransigenza da non confondere con la mancanza d’umanità (il tedesco è colto e simpatico, ma tedesco).
  • I GIOVANI LEONI di E. Dmytrik (1958): la dura sconfitta degli ideali nazisti – ma anche della democratica America – nella parallela avventura bellica di due persone antitetiche, ma parallele.
  • DA QUI ALL’ETERNITA’ di F. Zinnemann (1953): storia di cinque persone durante l’attacco nipponico a Pearl Harbor, tra amori, finzioni, vessazioni. Un robusto melodramma, vincitore di otto Oscar.
  • I GIOVANI LEONI di Irving Shaw, probabilmente sopravvalutato letterariamente, ma popolare, ben inserito nella moda anni cinquanta (poi spentasi un decennio dopo) delle trame guerresche complicatissime. Volumi pesanti, stilisticamente poveri, ma con ampio riscontro di pubblico.
  • DA QUI ALL’ETERNITA’ di James Jones (1951) autore anche de La sottile linea rossa (poi filmata da T. Malick), un robusto romanzo dove ci sta tutto, l’avventura, l’amore, l’inganno, lo strisciante nazismo americano, pur in guerra con l’altro: l’intolleranza e la sopraffazione non hanno per forza bisogno di un’ideologia. Si trovano ovunque.
  • IL BUIO OLTRE LA SIEPE di Robert Mulligan (1962): il mondo è un buio profondo nell’ Alabama del 1932 (non che ora ci sia luce splendente) dove un nero è incolpato di stupro e, contro ogni evidenza, viene condannato, fugge e viene ucciso. Film molto coraggioso per quei tempi, con un buon ritmo e discreta (ma scontata) suspence.
  • IL BUIO OLTRE LA SIEPE di Nelle Harper Lee del 1960, un mito per moltissimi anni. Dopo un silenzio di mezzo secolo ha scritto un altro romanzo, non più all’altezza. Ma la personalità è rimasta intatta: grande (e forse unica) amica di Truman Capote è ancora una scrittrice di culto.
  • PORTE APERTE di Gianni Amelio (1990). Nel 1937 piccolo giudice a latere si batte per trasformare la pena di morte in ergastolo. Intenso dramma dostoevkijano
  • A CIASCUNO IL SUO di Elio Petri (1967). Duplice “non desiderare la donna d’altri”. Un insegnante ingenuo s’innamora della donna sbagliata, già destinata all’uccisore del marito. Ambiguità amorosa e gelida geometria mafiosa.
  • PORTE APERTE e A CIASCUNO IL SUO di Leonardo Sciascia. Due scavi in due poteri simili, il fascismo e la mafia. Linguaggio e contenuti alti.
  • LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE di Alfred Hitchock, (1958). Crudele storia di una doppia ossessione. Perché l’amore non ritorna? Perché sì, non c’è rimedio. Forse c’entra anche il mito d’Orfeo e comunque è un labirinto mortuario.
  • UN UOMO A NUDO (THE SWIMMER) di Frank Perry (1968). Un uomo decide di tornare a casa attraversando le piscine dei suoi amici. Ogni piscina un ricordo. Alla fine il crollo del sogno americano. Il film s’è piazzato molto bene tra i maggiori fiaschi d’incassi, ma merita.
  • LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, un binomio celebre in Francia, autori anche di  I diabolici  di Clouzot. Anche lo scritto ha il suo piccolo fascino.
  • THE SWIMMER si trova tra i racconti brevi di John Cheever, premio Pulitzer. Ma pure questo autore non ha sfornato best-seller. Tuttavia è un ottimo narratore di short-stories.

Il prossimo programma sarà più divertente.

Numero max partecipanti al corso: 50
Rimborso spese corso € 30.00



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