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Galileo, il copernicanesimo e le Sacre Scritture

 

il ritrovamento dell’originale della prima 

Lettera copernicana di Galileo

 

 

L’iscrizione del De revolutionibus di Copernico nell’Indice dei libri proibiti nel marzo del 1616 e l’ammonimento ricevuto da Galileo dal cardinale Roberto Bellarmino rappresentano l’epilogo di una serie di vicende che in buona parte videro come protagonista la Lettera di Galileo a Benedetto Castelli del 21 dicembre 1613, un vero e proprio manifesto dell’autonomia dell’indagine scientifica dalle questioni di fede.

Circolante in diverse copie, gli avversari di Galileo e del copernicanesimo trasformarono immediatamente la Lettera in un’arma da impiegare contro il suo autore e la nuova astronomia, ritenuta contraria alle Sacre Scritture. A febbraio del 1615 una copia fu consegnata alla Congregazione dell’Indice e a marzo Galileo denunciato al Sant’Uffizio.

Le autorità ecclesiastiche cercarono invano l’originale riemerso ad agosto 2018 dagli archivi della Royal Society Library di Londra. La scoperta dell’autografo porta a ridiscutere i termini della ricostruzione storica fin qui dominante di uno degli episodi più noti del dibattito sui rapporti tra scienza e religione agli inizi dell’Età moderna.

Questo straordinario documento testimonia il tentativo di Galileo di difendersi dalle accuse di eresia, senza però retrocedere di un passo dalla ferma convinzione che la scienza debba fondarsi su ‘dimostrazioni necessarie’ e ‘sensate esperienze’ e che la Bibbia debba insegnare “come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo”.

 

Salvatore Ricciardo

è professore a contratto di Storia della scienza presso l’Università degli Studi di Bergamo. Dal 2017 è Assistant managing editor della rivista Galilaeana. Studies in Renaissance and Early Modern Science. Autore di contributi sulla filosofia sperimentale inglese, in particolare sulla figura di Robert Boyle e la Royal Society, recentemente ha curato un’edizione degli scritti di idraulica e filosofia naturale di Benedetto Castelli Della misura dell’acque correnti.

Alcuni opuscoli filosofici (Brescia, 2018). Tra le sue pubblicazioni, Robert Boyle. Un naturalista scettico (Brescia, 2016) e Il dibattito sul vuoto nel XVII secolo. Antologia di testi (Roma, 2017).

È autore, con Michele Camerota e Franco Giudice, dello studio The Reapparance of Galileo’s Origjnal Letter to Benedetto Castelli pubblicato su «Notes and Records. The Royal Society Journal of the History of Science» (2019), e del libro Galileo ritrovato. La lettera a Castelli del 21 dicembre 1613 (Brescia, 2019).

 

 

Lunedì 14 ottobre 2019

Sala Ratti – Legnano

ore 15.00