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Giuseppe Pellizza (1868 – 1907)

fu un personaggio di grande carisma sempre aggiornato e in contatto con le principali realtà culturali d’Europa. Nacque nel 1868 a Volpedo da una coppia di piccoli proprietari terrieri, dediti soprattutto alla viticoltura: la commercializzazione dei loro prodotti interessava l’area dell’alessandrino e anche Milano. Fu proprio grazie a questa attività

 

 

che i Pellizza, che non avevano esperienze specifiche in ambiti culturali o artistici, entrarono in contatto con personaggi di primo piano della cultura milanese dell’Ottocento, come i fratelli Grubicy, grazie all’interessamento dei quali Giuseppe ottenne l’iscrizione all’Accademia di Brera. Si trasferì quindi a Roma dove osservò attentamente i maestri del Rinascimento: Roma fu per lui importante perché vi poté visitare i Musei Vaticani e studiare dal vero le opere di Raffaello, di Michelangelo e di altri grandi artisti del passato. A Firenze fu allievo di Giovanni Fattori che lo mise in contatto col realismo ottocentesco e a Bergamo, all’Accademia Carrara, studiò sotto la guida del ritrattista Tallone. Infine, all’Accademia Lingustica di Belle Arti di Genova frequentò corsi di paesaggio.
Giunto al termine di questo tirocinio, egli decise di fermarsi a vivere e a lavorare nel proprio paese natale. Tale decisione fu consolidata dal matrimonio contratto nel 1892 con la diciassettenne Teresa Bidone, una ragazza di umili origini, ma che gli fu compagna insostituibile, non solo collaborando con i suoi genitori nella conduzione delle terre di famiglia, ma anche imparando a leggere, a scrivere e a far di conto, per poter condividere tutti i suoi problemi.
Dal 1892 inoltre egli cominciò ad aggiungere al suo cognome quel “da Volpedo” che (forse in partenza usato come un vezzo desunto dai quattrocentisti, che aveva imparato ad amare frequentando i musei a Roma e a Firenze) finì poi per connotare costantemente la sua firma. Ebbe una formazione di grande valore che ebbe il suo completamento nel momento in cui Morbelli e Nomellini lo esortarono a cercare nuove vie di espressione tecnica convincendolo a seguire la sperimentazione divisionista della scomposizione del colore e gli fecero conoscere le nuove idee politiche e socialiste.
È importante sottolineare anche il rapporto che il Pellizza ebbe con l’amico Segantini col quale intrattenne un vasto scambio epistolare che, oltre alle notizie di carattere personale propone numerosi passaggi con consigli tecnici e teorici.
La pittura ottenuta da Pellizza è straordinariamente ricca di colori frantumati in atomi che assumono consistenza materica solo se percepiti nella totalità dell’opera.
Si potrebbe pensare al famoso Quarto Stato con l’ineluttabile avanzata dei lavoratori verso lo spettatore ma è nei quadri in cui è protagonista il sole, quelli che Pellizza dipinse immerso nel paesaggio della campagna tortonese, che il divisionismo pellizziano raggiunge il suo vertice, quasi un anticipo del futurismo.

(fonte: ViviTortona.it)
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VOLPEDO: visita al borgo sulle orme del pittore

Casa Natale di G. Pellizza

Gli amanti dell’arte lo ricordano come patria natia di Giuseppe Pellizza, e nei quadri del pittore riconoscono le atmosfere rurali del borgo. Volpedo ha reso fieri i suoi 1200 abitanti guadagnandosi il titolo di “Borgo più bello d’Italia” grazie alla genuinità delle sue tradizioni e per quell’aria rustica, tipicamente campagnola, che contraddistingue i borghi di una volta. Incastonato sulle estreme propaggini collinari, allo sbocco in pianura del torrente Curone, Volpedo si presenta timido e silenzioso, un po’ disordinato e poco compatto, ultimamente però l’Amministrazione Comunale ha ritenuto importante valorizzare il borgo e questa scelta si è rivelata vincente.

Oggi il fascino rurale di Volpedo è rinato, e il villaggio è diventato un testimone prezioso del mondo ottocentesco: le linee del XIX secolo sono ben riconoscibili e accompagnano i turisti in un percorso affascinante, che tocca i principali luoghi pellizziani. A partire dallo Studio fatto realizzare dal pittore nel 1888, quando scelse questa terra come luogo di lavoro, di studio e di svago con gli amici: l’atelier era la tana in cui si rifugiava quando non poteva stare all’aperto, e ancora oggi pare di potervi respirare la creatività contagiosa del personaggio. A farci conoscere concretamente Pellizza contribuiscono le grandi riproduzioni di alcuni suoi quadri, distribuite nel tessuto urbano in punti particolarmente significativi: Volpedo diventa così una sorta di museo all’aperto, con “La strada per Casalnoceto” posizionato di fronte alla casa del pittore e più avanti, nel cortile, la prima tela divisionista intitolata “Sul fienile”, del 1896. Si può proseguire la passeggiata in via Garibaldi, dirigendosi verso il cuore del borgo, ammirando sulla destra la “Strada della pieve di Volpedo” dipinta nel 1896 e continuando lungo il muro

 

 

del giardino Malaspina, che abbraccia il palazzo della nobile famiglia. Si accede così alla piazza Perino. Il nome della piazza lo si deve al capitano di ventura Perino Cameri, che nel XV secolo aveva ricevuto il borgo in feudo da parte dei Visconti, e che a sua volta donò il suo palazzo a Guidobono Cavalchini nel XVIII secolo. Questi lo cedette ai Malaspina, ed è col nome di Palazzo Malaspina che lo conosciamo al giorno d’oggi. Superando l’ottocentesco palazzo del Comune si entra nella piazza più importante di Volpedo: da qui, attraverso una via molto stretta, si arriva alla piazzetta cosiddetta del Quarto Stato, in cui Pellizza dipinse le sue opere sociali più famose: tra il 1892 e il 1901 realizzò “Ambasciatori della fame”, “Fiumana”, “Il cammino dei lavoratori” e, appunto, “Il Quarto Stato”. A segnare la posizione in cui veniva piazzato il cavalletto oggi c’è un lampione: chi passa sotto la sua luce e si ferma per un istante ad osservare la piazzetta può immaginare le sensazioni visive sperimentate dall’artista. Via del Torraglio, poco lontano, è una vera e propria scia di passato: una strada suggestiva costeggiata da case antiche, fatte secondo tradizione con la pietra nuda rubata al letto del torrente, che culmina con uno scalone proiettato verso le mura cinquecentesche, salvate dalla rovina grazie all’intervento di Pellizza nel 1904. Infine, tornando indietro su via Cavour, si giunge al cospetto della millenaria Pieve, splendido esemplare di architettura romanica della Val Curone, citata per la prima volta nel 965 e ristrutturata nel XV secolo, decorata internamente da raffinati affreschi quattrocenteschi.

(fonte: Comune di Volpedo)

 

“Il Divisionismo”. Pinacoteca Fondazione Cassa Risparmio Tortona

 

“Il Divisionismo” è un’esposizione permanente che si propone di documentare una stagione di significativa importanza dell’arte italiana tra Ottocento e Novecento.

Il Divisionismo è nato nell’ultimo decennio dell’Ottocento dalle istanze innovative della tecnica pittorica introdotte da artisti come Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Angelo Morbelli, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Emilio Longoni, Plinio Nomellini.

 

La collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona costituisce l’unico progetto museale interamente dedicato al Divisionismo, che viene preso in esame attraverso opere selezionate tra quelle che hanno contribuito alle vicende artistiche del periodo o hanno avuto un ruolo nella storia del movimento, in relazione alla molteplicità delle sue componenti, a partire dalle premesse riconoscibili nelle tendenze più avanzate della seconda metà dell’Ottocento, per seguirne gli sviluppi attraverso i temi e i protagonisti, e considerare quindi la sua continuità nei primi decenni del Novecento. Centrale è la figura di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che ha compiuto la sua parabola di vita in uno stretto rapporto con il territorio in cui la sua arte è maturata. Il nucleo delle sue opere è il maggiore per estensione in una collezione di destinazione pubblica. Accanto a lui, un altro “tortonese”, Angelo Barabino, è ben rappresentato in un percorso che vuole riflettere le ragioni e i caratteri di una raccolta unica nel suo genere

Il percorso espositivo, articolato in più di ottanta opere, risulta incentrato intorno al fertile dialogo tra i diversi interpreti di una tecnica audace che ha saputo rappresentare le istanze di un secolo nuovo:

in esposizione Giuseppe Pellizza, Angelo Morbelli, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Emilio Longoni, Giovanni Segantini  Benvenuto Benvenuti, Galileo Chini, Giuseppe Cominetti, Giovanni Battista Crema, Camillo Innocenti, Giorgio Kienerk, Baldassarre Longoni, Serafino Macchiati, Cesare Maggi, Giuseppe Mentessi, Matteo Olivero, Angelo Torchi

(fonte: Pinacoteca Fondazione Cassa Risparmio Tortona)

 

Razzini Annunciata e Renata Martignoni