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QUALE VIRTU'? - DIBATTITO TRA FILOSOFIA E LETTERATURA

Presentazione:
L’idea di virtù nel mondo contemporaneo è spesso fraintesa perché è fatta coincidere con l’inibizione del desiderio o con la coazione delle passioni ed effettivamente la dimensione della virtù, sviluppata nella forma dell’obbligo, può dare l’idea di una forma costrittiva. Nell’idea greca di areté, tuttavia, questa dimensione ha a che fare con l’arte; in questo caso vuol dire arte del vivere, ossia la capacità di governare le proprie passioni.                                                                                                                                                   La dimensione desiderante tende all’oltre e questa spinta verso l’oltre impedisce la regressione, ma andare verso l’oltre dimenticando la propria finitezza ci fa correre il rischio di inabissarci.                                                                                                                                             Il vizio è la deviazione del governo della propria potenza, mentre la virtù è il modo migliore per governare il desiderio indirizzandolo alla sua realizzazione nella chiara esperienza che non si può tutto quello che si vuole. Questo governo di sé è importante e attuale più che mai oggi, perché più le persone sono capaci di governare se stesse meno leggi e restrizioni sono necessarie.                                                                                                                                         Questo lo spunto da cui si intende partire per il corso del 2023-24, declinandolo in chiave filosofica e letteraria all’interno di vari autori e periodi, anche con l’intento di mettere in luce differenti visioni e sfumature su varie virtù e sui loro contrari.  Se nel Novecento l’accento viene posto sul nesso tra virtù e società (J.Rawls, A.McIntyre), non sarà privo di interesse confrontare queste posizioni con la tradizione greca (Socrate, la sofistica, Aristotele), con quella cristiana (virtù cardinali e teologali, vizi capitali, Agostino, Tommaso), con le concezioni di vizi e virtù del Rinascimento e dell’Illuminismo.                                                                                                                       Nell’ambito letterario il percorso tra vizi e virtù si snoda a partire dall’analisi di qualche personaggio della Commedia dantesca, in cu il tema si carica di significato morale e lo sguardo finalizzato alla presa di coscienza della realtà terrena offre spunti di discussione sull’attualità. Se consideriamo virtù la passione politica (vedi Farinata), ci possiamo collegare a Machiavelli, considerato uno dei fondatori del pensiero politico moderno e per un altro verso a Guicciardini e alla sua rappresentazione disincantata dell’egoismo umano.
L’impegno civile caratterizza l’opera di Parini e, per alcuni aspetti, Alfieri, a cui accostiamo per le sue battaglie civili un autore del Novecento, come Leonardo Sciascia. Infine, sembra interessante analizzare i nuovi valori borghesi, che emergono come adesione all’etica del lavoro nell’opera di Goldoni, contrapposti alla grettezza di qualche personaggio di Balzac, mentre un ultimo spazio può essere dedicato a qualche autore del Novecento finora non trattato.  
I docenti: Bottini Walter e Tunisi Vilma                  



Numero max partecipanti al corso: 34
Quota di partecipazione € 60.00

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